Secure Smart Working: Guida Pratica per affrontare l’emergenza

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Introduzione
Se dovessimo individuare la parola chiave di questo difficile primo trimestre 2020, smart working sarebbe sicuramente tra le favorite. Le misure globali di distanziamento sociale, in prima linea nel fronte della prevenzione dei contagi da COVID-19, hanno fornito un poderoso impulso alla diffusione di pratiche di lavoro (e didattica) da remoto: solo in Italia il ricorso a tale modalità lavorativa – pur già esistente da diversi decenni e oggetto di una crescente diffusione, con oltre mezzo milione di persone coinvolte (dati 2019) nei più svariati settori – ha visto nei due mesi appena trascorsi un’impennata del 20% (che scende, però, al 12% nelle PMI).

Istituzioni e aziende di tutto il mondo stanno tentando, con la diffusione di regole e buone pratiche condivise, di supportare tale cambiamento senza precedenti. Ma una revisione generalizzata dei protocolli di sicurezza e la formazione capillare delle persone coinvolte appaiono urgenti per scongiurare il concreto rischio che il cybercrime faccia tesoro di questa occasione per attaccare, a scopo di profitto o destabilizzazione politica, reti e sistemi pubblici, aziendali o personali (distinzione spesso vanificata dall’uso promiscuo dei dispositivi) oggi più esposti e vulnerabili che mai. Definire e implementare buone pratiche di sicurezza informatica e Cyber hygiene, d’altronde, è necessario anche per evitare che lo smart working resti relegato a pratica emergenziale: considerati gli innegabili vantaggi in termini di benessere delle persone coinvolte e sostenibilità ambientale, infatti, questa pratica ha oggi la sua occasione per inserirsi a pieno titolo nel panorama del lavoro contemporaneo per restare con noi, anche quando – si spera presto – la pandemia sarà sotto controllo, come possibile ricaduta positiva di questi tempi difficili.

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