Prefazione
Negli ultimi mesi molti utenti Windows 11 hanno iniziato a notare una situazione abbastanza strana. PC moderni, con SSD NVMe velocissimi e processori recenti, che sulla carta dovrebbero “volare”, ma che nella pratica sembrano sempre avere un piccolo ritardo.
Non parliamo di blocchi evidenti o crash continui. Il problema è più sottile. Apri Esplora File e c’è quel mezzo secondo di attesa. Passi da una finestra all’altra e senti il sistema meno fluido del previsto. Teams lagga mentre compili un foglio Excel. Chrome usa parecchia RAM. Il cursore ogni tanto sembra perdere un colpo.
Ed è proprio qui che entrano in gioco due novità completamente diverse, ma che puntano entrambe allo stesso obiettivo: rendere Windows 11 più reattivo.
Da una parte Google sta alleggerendo il carico del browser e dei processi in background tramite nuovi ottimizzatori di memoria e scheduler intelligenti integrati in Chromium. Dall’altra Microsoft ha introdotto il nuovo Low Latency Profile di Windows 11, una modalità pensata per ridurre la latenza del sistema operativo e dare priorità assoluta alle operazioni in tempo reale.
Sulla carta sembrano due tecnologie simili. In realtà lavorano in modo completamente diverso.
E soprattutto: non migliorano gli stessi problemi.
Il problema reale che molti utenti Windows 11 stanno vivendo
La sensazione più comune oggi è questa:
“Il PC non è lento… ma non è nemmeno davvero fluido.”
È una differenza enorme.
Windows 11 spesso mantiene ottime prestazioni nei benchmark, ma durante l’uso quotidiano introduce micro latenze che peggiorano l’esperienza generale.
I sintomi più comuni sono abbastanza riconoscibili:
- Applicazioni che impiegano troppo ad aprirsi anche con SSD veloci.
- Piccoli freeze durante il multitasking.
- Audio che scatta durante call Teams o Zoom.
- Mouse poco fluido sotto carico CPU.
- Gaming con frametime instabili nonostante FPS elevati.
- Chrome o Edge che saturano RAM e processi in background.
- Notebook aziendali che sembrano “pesanti” dopo alcune ore di lavoro.
Molti sistemisti hanno iniziato a notare il problema soprattutto dopo gli ultimi aggiornamenti cumulativi di Windows 11 23H2 e 24H2, dove il sistema tende a privilegiare sicurezza, telemetria e processi AI rispetto alla pura reattività desktop.
Google accelera Windows 11: cosa sta succedendo davvero
Quando si legge che “Google accelera Windows 11”, in realtà non significa che Google modifica direttamente il sistema operativo Microsoft.
Il cambiamento avviene soprattutto attraverso Chromium, cioè il motore su cui si basano:
- Google Chrome
- Microsoft Edge
- Opera
- Brave
Google ha lavorato parecchio sulla gestione intelligente dei processi background, introducendo:
riduzione della priorità dei tab inattivi,
compressione automatica della memoria,
scheduler dinamici per CPU ibride Intel,
ottimizzazione del wake-up timer,
riduzione polling inutili.
In pratica Chrome consuma meno risorse quando non serve potenza immediata.
Questo libera CPU e RAM per Windows 11.
Il risultato reale?
Il sistema sembra improvvisamente più leggero.
Soprattutto su notebook aziendali con 8 GB di RAM o CPU Intel serie U.
Come funziona invece il nuovo Low Latency Profile di Windows 11
Qui il discorso cambia completamente.
Il Low Latency Profile non cerca di ridurre il peso delle applicazioni. Cerca invece di modificare il comportamento interno del kernel di Windows.
Microsoft ha introdotto nuove ottimizzazioni dedicate a:
- scheduler CPU,
- interrupt handling,
- priority boosting,
- gestione DPC latency,
- input responsiveness,
- riduzione context switching.
Tradotto in parole semplici: Windows cerca di reagire più velocemente ai segnali importanti.
Mouse, tastiera, audio realtime, gaming, streaming e workload interattivi ricevono priorità maggiore.
Questo significa che il sistema:
- riduce il tempo tra input e risposta,
- diminuisce le micro latenze,
- migliora fluidità percepita,
- riduce jitter e stuttering.
La differenza si percepisce soprattutto:
- nei giochi competitivi,
- durante editing audio/video,
- nelle call VoIP,
- nelle workstation multitasking.
La vera differenza tecnica tra Google e Low Latency Profile
Google agisce “a monte”.
Riduce il peso delle applicazioni e libera risorse.
Microsoft agisce “a valle”.
Ottimizza il modo in cui Windows gestisce le risorse già disponibili.
È una differenza enorme.
Google migliora soprattutto:
- RAM libera,
- carico CPU,
- consumi energetici,
- background activity.
Low Latency Profile migliora invece:
- reattività input,
- latenza audio,
- micro scatti,
- responsività desktop,
- fluidità percepita.
Se hai un PC con poca RAM, noterai di più le ottimizzazioni Chromium.
Se hai un PC potente ma “stranamente poco fluido”, noterai di più il Low Latency Profile.
Sintomi tipici che indicano problemi di latenza su Windows 11
Molti utenti pensano subito a SSD difettosi o driver corrotti.
In realtà spesso il problema è la latenza del sistema operativo.
I segnali più comuni sono:
- audio USB che gracchia sotto carico,
- input lag con mouse gaming,
- Teams che rallenta mentre apri Outlook,
- micro freeze casuali,
- scroll non fluido nei browser,
- FPS alti ma gameplay poco stabile,
- desktop che “perde colpi” durante aggiornamenti Windows.
In ambienti enterprise il problema peggiora con:
- antivirus aggressivi,
- telemetria elevata,
- driver OEM pesanti,
- servizi Intune troppo invasivi,
- software di monitoraggio.
Come verificare se il problema è davvero la latenza
Uno degli strumenti più utilizzati dai sistemisti è LatencyMon.
Permette di verificare:
- DPC latency,
- driver problematici,
- ISR troppo elevati,
- latenza audio realtime.
Molto spesso i colpevoli sono:
- driver Wi-Fi,
- controller audio Realtek,
- driver GPU,
- software RGB,
- VPN aziendali.
Soluzione step-by-step per migliorare davvero Windows 11
La prima cosa da fare è aggiornare completamente:
- BIOS,
- chipset,
- driver GPU,
- driver Intel ME,
- driver audio.
Subito dopo conviene ridurre i processi inutili in background.
Un ottimo punto di partenza è PowerShell.
Ottimizzare i processi startup
Aprire PowerShell come amministratore:
Get-CimInstance Win32_StartupCommand | Select-Object Name, Command, LocationPer disabilitare applicazioni inutili:
Disable-ScheduledTask -TaskName "OneDrive Startup Task"Ridurre telemetria e attività background
Set-Service DiagTrack -StartupType Disabled
Stop-Service DiagTrackDisattivare suggerimenti e contenuti automatici:
reg add "HKCU\Software\Microsoft\Windows\CurrentVersion\ContentDeliveryManager" /v SubscribedContent-338388Enabled /t REG_DWORD /d 0 /fAttivare piano energetico ad alte prestazioni
powercfg /setactive SCHEME_MINPer sistemi workstation:
powercfg -duplicatescheme e9a42b02-d5df-448d-aa00-03f14749eb61Questo abilita il piano Ultimate Performance.
Ridurre la latenza di rete
netsh int tcp set global autotuninglevel=normal
netsh int tcp set global rss=enabledOttimizzare priorità processi
Per dare priorità elevata a un’applicazione:
Start-Process chrome.exe -Priority HighCaso reale: notebook aziendale Lenovo con micro lag continui
Un caso molto comune riguarda notebook aziendali Lenovo con Windows 11 24H2, Microsoft Teams, Intune e antivirus enterprise.
Hardware ottimo:
- Intel Core i7,
- 16 GB RAM,
- SSD NVMe.
Ma esperienza pessima.
Il problema reale non era la potenza del PC.
Era la combinazione tra:
- telemetria Windows,
- driver Wi-Fi Intel,
- servizi OEM Lenovo,
- processi Chromium multipli,
- policy aziendali troppo aggressive.
Dopo:
- aggiornamento BIOS,
- driver Intel aggiornati,
- disabilitazione servizi OEM inutili,
- ottimizzazione power plan,
- riduzione task background,
- attivazione Low Latency Profile,
il sistema è diventato immediatamente più reattivo.
Non “più veloce” nei benchmark.
Più piacevole da usare.
Ed è questa la differenza che conta davvero.
Best practices che fanno davvero la differenza
Molti cercano tweak estremi o script “miracolosi”.
In realtà le ottimizzazioni migliori sono quasi sempre le più semplici.
Aggiornare BIOS e chipset resta fondamentale.
I driver OEM generici spesso introducono latenze elevate.
Meglio installare sempre:
- driver Intel ufficiali,
- driver AMD ufficiali,
- driver NVIDIA puliti senza componenti extra.
Anche evitare software inutili aiuta enormemente:
- launcher RGB,
- tool OEM,
- overlay gaming,
- widget continui.
Un altro errore comune è lasciare Windows in modalità risparmio energetico sui desktop.
Questo aumenta moltissimo la latenza CPU.
Infine attenzione agli antivirus troppo invasivi.
Molti agent enterprise eseguono scansioni realtime continue che peggiorano drasticamente la fluidità desktop.
Quindi quale tecnologia migliora davvero Windows 11?
La risposta corretta è: entrambe.
Ma in scenari diversi.
Le ottimizzazioni Google migliorano la leggerezza generale del sistema.
Il Low Latency Profile migliora la risposta immediata del PC.
Insieme possono cambiare davvero l’esperienza Windows 11.
Soprattutto sui sistemi moderni dove la sensazione di fluidità conta più del semplice benchmark sintetico.
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FAQ
Il Low Latency Profile aumenta gli FPS?
Non necessariamente. Migliora soprattutto fluidità, frametime e reattività percepita.
Chrome può davvero rallentare Windows 11?
Sì. Soprattutto con molte estensioni, tab aperti e processi background continui.
Ultimate Performance migliora davvero il sistema?
Sui desktop e workstation spesso sì. Sui notebook può aumentare consumi e temperature.
La RAM influisce sulla latenza?
Molto. Con 8 GB Windows 11 tende a comprimere memoria più spesso aumentando micro lag.
Vale la pena disattivare la telemetria?
In ambienti personali spesso sì. In aziende meglio valutare policy e compliance.
Il problema può dipendere dal BIOS?
Assolutamente sì. Scheduler CPU e gestione energetica dipendono moltissimo dal firmware.
Windows 11 è più pesante di Windows 10?
Sì, soprattutto lato servizi background, sicurezza e componenti AI.
Fonti

