C’è un momento, lavorando con Excel, in cui un file che fino a qualche mese prima sembrava perfettamente normale comincia lentamente a trasformarsi in un problema. Il doppio clic sull’icona non apre più immediatamente la cartella di lavoro. Il cursore rimane occupato. Le formule sembrano calcolare per un’eternità, lo scorrimento delle celle diventa poco fluido e anche una semplice modifica può provocare il messaggio “Calcolo in corso”.
La cosa più sorprendente è che spesso il computer non è affatto vecchio.
Un PC con processore moderno, SSD veloce e una quantità adeguata di RAM può trovarsi davanti a un file Excel capace di consumare enormi quantità di risorse. Il motivo è che la dimensione apparente del documento non racconta tutta la storia. Un file da poche decine di megabyte può essere molto più difficile da gestire rispetto a un altro file di dimensioni superiori.
Il problema è spesso nascosto nella struttura interna della cartella di lavoro: formule replicate migliaia di volte, riferimenti a colonne intere, funzioni volatili, intervalli utilizzati molto oltre i dati reali, formattazioni duplicate, regole di formattazione condizionale applicate a milioni di celle, immagini, grafici, oggetti incorporati, collegamenti esterni e fogli che continuano a portarsi dietro informazioni apparentemente invisibili.
Microsoft stessa sottolinea che le prestazioni di Excel non dipendono semplicemente dal numero di formule o dalla dimensione del file, ma soprattutto dalla quantità di riferimenti e operazioni di calcolo che il motore deve elaborare. Il sistema di ricalcolo intelligente cerca di limitare il lavoro alle celle interessate dalle modifiche, ma le funzioni volatili e le strutture inefficienti possono vanificare parte di questo vantaggio. (Microsoft Learn)
Quando Excel diventa lento, il problema non è necessariamente il computer
La prima reazione dell’utente davanti a un Excel lento è quasi sempre la stessa: “Serve più RAM”.
A volte è vero. Molto spesso, però, è una diagnosi incompleta.
Excel utilizza intensamente memoria e CPU durante il calcolo, ma la quantità di RAM disponibile non corregge automaticamente un modello costruito male. Aggiungere memoria a un computer che deve continuamente ricalcolare centinaia di migliaia di formule inefficienti può semplicemente permettere al problema di diventare ancora più grande.
Il rallentamento può manifestarsi durante l’apertura del file, mentre si modificano le celle, quando vengono applicati filtri, durante il salvataggio, nel refresh dei dati oppure quando viene eseguita una formula.
Può inoltre comparire apparentemente senza motivo dopo mesi di utilizzo.
Questo accade perché molti fogli Excel aziendali sono documenti “vivi”: vengono copiati, modificati, ampliati, arricchiti con nuove colonne e nuove formule. Una tabella che nasce con 5.000 righe può diventare nel tempo una struttura da 500.000 righe, mantenendo però formule, formattazione e regole progettate per il documento originale.
Sul sito Officine Informatiche Roma esiste già un approfondimento specificamente dedicato al problema del file Excel troppo lento all’apertura, nel quale vengono analizzati anche collegamenti esterni, macro, componenti aggiuntivi, formule, Pivot e risorse hardware. (Officine Informatiche Roma)
Chi è coinvolto
Il problema interessa soprattutto chi utilizza Excel come piattaforma di elaborazione dati e non semplicemente come foglio elettronico.
Analisti, amministrativi, tecnici, controller, responsabili finanziari, professionisti, operatori di database e amministratori IT possono ritrovarsi con cartelle di lavoro che contengono centinaia di migliaia di record.
Il fenomeno è particolarmente frequente negli ambienti aziendali dove lo stesso file viene utilizzato per anni e viene continuamente aggiornato da persone diverse.
Ogni utente aggiunge qualcosa.
- Una formula.
- Una colonna.
- Una formattazione.
- Un’immagine.
- Una regola condizionale.
- Un collegamento.
- Un foglio nascosto.
Alla fine il documento continua a funzionare, ma nessuno sa più esattamente quanto lavoro venga realmente richiesto a Excel.
Come nasce un file Excel pesante
Un file Excel può diventare problematico senza che l’utente se ne accorga.
Una delle situazioni più comuni riguarda le formule copiate verso il basso per centinaia di migliaia di righe.
Una formula come:
=C2*D2
può essere perfettamente innocua se utilizzata in poche migliaia di celle.
Il problema nasce quando la stessa logica viene replicata in un numero enorme di celle e, soprattutto, quando ogni formula contiene riferimenti complessi, ricerche, funzioni matriciali o riferimenti a intervalli molto estesi.
Il carico cresce ulteriormente quando le formule sono dipendenti una dall’altra.
Excel deve infatti determinare quali celle devono essere ricalcolate e in quale ordine. Il suo motore di calcolo utilizza un sistema di dipendenze e di ricalcolo intelligente proprio per evitare di rifare inutilmente tutto il lavoro, ma una struttura eccessivamente complessa può generare una catena di calcolo molto pesante. (Microsoft Learn)
Le formule volatili sono una delle principali trappole
Alcune funzioni hanno un comportamento particolarmente importante dal punto di vista delle prestazioni.
Sono le cosiddette funzioni volatili.
Tra quelle esplicitamente documentate da Microsoft troviamo RAND(), NOW() e TODAY(). Sono inoltre considerate problematiche, in determinati utilizzi, funzioni come OFFSET(), CELL(), INDIRECT() e INFO(). (Microsoft Learn)
Il concetto è semplice.
Una formula normale viene ricalcolata quando cambiano i dati dai quali dipende.
Una funzione volatile, invece, viene ricalcolata a ogni operazione di ricalcolo.
Se una singola cella contiene =OGGI(), normalmente l’impatto può essere trascurabile.
Se però OGGI() viene replicata in decine di migliaia di celle e ciascuna di queste celle alimenta altre formule, il costo complessivo può diventare significativo.
Una soluzione efficace consiste nel calcolare una sola volta il valore necessario e utilizzare poi il riferimento alla cella che contiene il risultato.
Invece di distribuire:
=OGGI()-A2
=OGGI()-A3
=OGGI()-A4
si può centralizzare la data in una cella, per esempio B1, e utilizzare:
=$B$1-A2
=$B$1-A3
=$B$1-A4
La logica rimane la stessa, ma il modello diventa più prevedibile.
INDIRETTO e OFFSET: potenti, ma da usare con attenzione
INDIRETTO() è estremamente comoda perché permette di costruire riferimenti dinamici.
Proprio questa flessibilità può però diventare un problema in modelli molto grandi.
Lo stesso vale per OFFSET().
Microsoft raccomanda di evitare le funzioni volatili come INDIRECT e OFFSET quando esistono alternative più efficienti.
Quando possibile, è preferibile progettare il modello utilizzando riferimenti strutturati, Tabelle Excel, funzioni di ricerca moderne e intervalli realmente necessari.
Non significa che INDIRETTO() o OFFSET() siano sempre sbagliate.
Significa che, in un file con centinaia di migliaia di formule, devono essere utilizzate consapevolmente.
Il problema invisibile degli intervalli troppo estesi
Uno degli errori più frequenti consiste nell’utilizzare intere colonne quando non è necessario.
Una formula come:
=SOMMA(A:A)
è estremamente comoda.
In un piccolo foglio può non creare alcun problema percepibile.
In un modello complesso, però, riferimenti estesi utilizzati ripetutamente possono aumentare il lavoro necessario per il calcolo.
Lo stesso problema può verificarsi con formule come:
=CERCA.X(E2;A:A;B:B)
quando i dati reali occupano soltanto alcune decine di migliaia di righe.
Meglio progettare il modello affinché l’intervallo rappresenti realmente il dataset.
Ancora meglio, quando appropriato, utilizzare una Tabella Excel.
Le Tabelle Excel possono rendere il modello più ordinato
Una Tabella Excel non è semplicemente un insieme di celle con un colore diverso.
È una struttura dati.
Quando viene creata una Tabella, Excel assegna un nome alla struttura e alle relative colonne. Le formule possono quindi utilizzare riferimenti strutturati come:
=SOMMA(Vendite[Importo])
anziché riferimenti rigidi come:
=SOMMA(C2:C50000)
I riferimenti strutturati vengono inoltre aggiornati automaticamente quando la Tabella cresce o diminuisce.
Questo approccio rende il modello più leggibile e, soprattutto, riduce la necessità di costruire formule dinamiche artificiosamente complesse.
La formattazione può diventare un peso enorme
È uno dei problemi più subdoli.
L’utente guarda il foglio e vede una tabella apparentemente normale.
Excel, invece, potrebbe vedere una quantità enorme di celle formattate.
Succede quando negli anni vengono utilizzati continuamente copia e incolla, formati personalizzati, bordi, colori, caratteri, formattazione condizionale e stili differenti.
Il risultato può essere una “zona utilizzata” molto più grande rispetto ai dati realmente presenti.
Un controllo semplice consiste nel premere CTRL+FINE.
Excel dovrebbe portare alla vera ultima cella utilizzata.
Se invece il cursore viene spostato, per esempio, a XFD1048576 o comunque molto lontano dai dati effettivi, è possibile che il foglio contenga una quantità di informazioni inutilmente estesa.
Microsoft indica proprio Ctrl+End come uno dei controlli utili per individuare una used range sproporzionata.
In questi casi non basta cancellare il contenuto.
Occorre spesso selezionare le righe e le colonne inutilizzate oltre il vero dataset, eliminarle, salvare il file e riaprirlo.
La formattazione condizionale può moltiplicare il lavoro
La formattazione condizionale è estremamente utile per evidenziare valori, scadenze, anomalie e stati.
Diventa però problematica quando le regole vengono duplicate per errore.
Un foglio può contenere decine o centinaia di regole che sembrano equivalenti e che insistono sugli stessi intervalli.
Il controllo deve essere effettuato attraverso:
Home → Formattazione condizionale → Gestisci regole
Da qui è possibile verificare gli intervalli interessati, individuare regole duplicate e ridurre quelle non più necessarie.
Anche Microsoft considera la formattazione condizionale visibile tra gli elementi che possono partecipare ai processi di ricalcolo.
Sul sito Officine Informatiche Roma è disponibile anche un approfondimento dedicato alla formattazione delle celle e alla formattazione condizionale in Excel. (Officine Informatiche Roma)
Immagini, grafici e oggetti: il peso che non si vede
Un altro elemento spesso trascurato sono gli oggetti.
Immagini ad alta risoluzione, loghi, screenshot, forme, caselle di testo, grafici, controlli ActiveX e oggetti incorporati possono aumentare il peso del file e complicarne la gestione.
Il problema non è necessariamente una singola immagine.
È l’accumulo.
Un report aziendale può contenere centinaia di immagini inserite nel corso degli anni.
A volte l’utente pensa di averle cancellate, ma rimangono oggetti, forme o elementi nascosti.
Per effettuare una verifica si può utilizzare:
Home → Trova e seleziona → Seleziona oggetti
oppure utilizzare il Riquadro di selezione, quando disponibile, per individuare gli elementi presenti nel foglio.
Se un’immagine non è realmente necessaria, eliminarla è spesso preferibile a mantenerla semplicemente nascosta.
Collegamenti esterni e file condivisi
Un file può diventare lento anche perché non lavora realmente da solo.
Può contenere collegamenti verso altri file Excel, cartelle di rete, SharePoint, OneDrive o altre origini dati.
Quando Excel apre il documento o aggiorna i collegamenti, può dover verificare risorse che non sono immediatamente disponibili.
In un ambiente aziendale questo problema può essere amplificato dalla latenza di rete.
Un file locale può essere rapido.
Lo stesso file aperto da una share SMB può diventare improvvisamente lento.
Un file sincronizzato tramite OneDrive può introdurre un ulteriore livello di gestione.
Il primo test diagnostico consiste quindi nel salvare una copia locale e confrontare i tempi di apertura, modifica, calcolo e salvataggio.
Se il comportamento cambia drasticamente, il problema non è necessariamente nel workbook.
Potrebbe essere nella posizione in cui il workbook viene archiviato.
Power Query: spostare il lavoro nel posto giusto
Quando Excel viene utilizzato come database, inevitabilmente arriva un momento in cui il modello comincia a soffrire.
Importare dati, pulirli, unirli, eliminare colonne, filtrare righe e normalizzare informazioni attraverso migliaia di formule è spesso una strategia inefficiente.
È qui che Power Query diventa particolarmente interessante.
Power Query permette di importare e trasformare i dati prima che arrivino nel foglio di lavoro.
Invece di avere una gigantesca rete di formule che continua a lavorare ogni volta che cambia qualcosa, è possibile costruire una procedura di trasformazione ripetibile.
La logica diventa:
origine dati → Power Query → trasformazione → risultato → analisi
anziché:
origine dati → migliaia di formule → formule dipendenti → formule di ricerca → risultato
Questo non significa che Power Query renda automaticamente qualsiasi file più veloce.
Una query progettata male può essere lenta a sua volta.
Ma separare l’acquisizione e trasformazione dei dati dalla presentazione e dall’analisi è spesso un enorme passo avanti nella progettazione del workbook.
Microsoft documenta Power Query e le colonne strutturate come strumenti per lavorare con dati relazionali e trasformazioni più strutturate.
Sul sito Officine Informatiche Roma è inoltre presente una guida dedicata a Microsoft Excel: Power Query completo nel browser – Guida tecnica e Troubleshooting, particolarmente utile come approfondimento interno. (Officine Informatiche Roma)
La procedura operativa per velocizzare un file Excel
La diagnosi deve essere eseguita sempre su una copia del file originale.
Prima di modificare qualsiasi cosa, è opportuno creare un backup.
Successivamente si può procedere con una sequenza ordinata.
- Prima operazione: chiudere Excel e creare una copia del file originale.
- Seconda operazione: verificare dimensione del file e formato utilizzato. Quando possibile, utilizzare
.xlsxo.xlsmin funzione delle caratteristiche del documento. - Terza operazione: salvare una copia sul disco locale e confrontare i tempi con quelli registrati sulla rete, OneDrive o SharePoint.
- Quarta operazione: aprire il file e verificare il consumo di CPU e RAM da Gestione attività.
- Quinta operazione: premere
CTRL+FINEsu ogni foglio per verificare l’estensione reale della used range. - Sesta operazione: eliminare righe e colonne completamente inutilizzate oltre l’area reale dei dati.
- Settima operazione: controllare le formule che utilizzano intere colonne o intervalli enormemente superiori al dataset.
- Ottava operazione: cercare funzioni volatili come
OGGI,ADESSO,CASUALE,INDIRETTO,SCARTOe valutare se siano realmente necessarie. - Nona operazione: centralizzare le funzioni volatili che devono rimanere, evitando di replicarle inutilmente.
- Decima operazione: controllare la formattazione condizionale e rimuovere regole duplicate o applicate a intervalli sproporzionati.
- Undicesima operazione: verificare gli stili e la formattazione delle celle inutilizzate.
- Dodicesima operazione: individuare immagini, forme, grafici e altri oggetti non più necessari.
- Tredicesima operazione: controllare formule, nomi definiti e collegamenti esterni.
- Quattordicesima operazione: convertire, dove possibile, gli intervalli dati in Tabelle Excel.
- Quindicesima operazione: spostare le attività ripetitive di importazione, pulizia, filtraggio e aggregazione verso Power Query.
- Sedicesima operazione: ridurre il numero di formule duplicate utilizzando colonne di appoggio quando consentono di evitare calcoli ripetuti.
- Diciassettesima operazione: valutare se alcuni risultati definitivi possano essere convertiti in valori, quando non è più necessario mantenerli dinamici.
- Diciottesima operazione: salvare il file con un nuovo nome.
- Diciannovesima operazione: chiudere completamente Excel e riaprire il nuovo documento.
- Ventesima operazione: ripetere i test di apertura, calcolo, filtraggio, modifica e salvataggio confrontandoli con il file originale.
Cosa fare quando Excel continua a essere lento
Se dopo la pulizia del workbook il problema rimane, bisogna smettere di considerare il file come unica possibile causa.
Il primo test consiste nell’avviare Excel in modalità provvisoria:
excel /safe
Se il problema scompare, è opportuno verificare i componenti aggiuntivi COM.
Il percorso è:
File → Opzioni → Componenti aggiuntivi → Gestisci componenti COM → Vai
Disabilitare temporaneamente i componenti aggiuntivi permette di capire se uno di essi sta interferendo con Excel.
È inoltre opportuno verificare la modalità di calcolo.
In presenza di un modello molto pesante può essere utile utilizzare temporaneamente il calcolo manuale durante la fase di manutenzione del file, ma questa impostazione non deve diventare una soluzione permanente senza comprenderne le conseguenze.
Microsoft evidenzia infatti che Excel dispone di diverse modalità di calcolo e che la gestione consapevole del ricalcolo è fondamentale per diagnosticare i problemi di performance.
Quando il problema riguarda Windows
Se anche altri programmi risultano lenti, il problema potrebbe essere esterno a Excel.
Un disco che raggiunge costantemente il 100%, poca memoria disponibile, processi in background, antivirus, problemi di rete o driver possono incidere direttamente sull’esperienza.
Officine Informatiche Roma dispone di un approfondimento specifico sul problema Windows 11: Disco al 100%, utile proprio quando la lentezza di Excel sembra accompagnarsi a un’attività anomala dello storage. (Officine Informatiche Roma)
Anche l’apertura lenta delle cartelle di Windows può fornire un indizio. Se Esplora file è lento, la causa potrebbe essere più generale e non dipendere esclusivamente da Excel. (Officine Informatiche Roma)
Quando il rallentamento compare dopo un aggiornamento
Esiste un altro scenario da non ignorare.
- Excel funzionava bene.
- Windows o Microsoft 365 viene aggiornato.
- Il giorno successivo il file sembra improvvisamente più lento.
Non significa automaticamente che la patch sia responsabile, ma il fattore temporale deve essere considerato durante la diagnosi.
Bisogna quindi confrontare versione di Windows, build di Office, aggiornamenti installati, driver, componenti aggiuntivi e comportamento del file prima e dopo l’aggiornamento.
Il sito Officine Informatiche Roma contiene diversi approfondimenti dedicati agli aggiornamenti Windows e al troubleshooting post-patch, tra cui Security Update KB5078127 per Windows 11, Security Update KB5077744 per Windows 11 e l’approfondimento sugli aggiornamenti di sicurezza di dicembre 2025. (Officine Informatiche Roma)
In un contesto aziendale è particolarmente importante non procedere immediatamente con la rimozione di una patch solo perché un’applicazione appare più lenta.
Prima bisogna raccogliere evidenze.
La soluzione definitiva è spesso progettare meglio il workbook
La vera ottimizzazione di Excel non consiste nel cercare una singola impostazione magica.
Consiste nel progettare il file affinché faccia meno lavoro.
- Una Tabella ben costruita è generalmente preferibile a migliaia di riferimenti manuali.
- Una query Power Query ben progettata è spesso preferibile a una lunga catena di formule dedicate all’importazione e trasformazione.
- Una formula centralizzata è preferibile a una funzione volatile ripetuta migliaia di volte.
- Un intervallo reale è preferibile a un’intera colonna quando l’intero milione di righe non serve.
- Una formattazione essenziale è preferibile a centinaia di stili inutilizzati.
- Un’immagine realmente necessaria è preferibile a una collezione di screenshot incorporati.
La differenza tra un file Excel che “funziona” e un file Excel che continua a funzionare dopo anni di utilizzo sta proprio nella progettazione.
Excel deve essere trattato come un modello dati, non come un deposito infinito
Quando un foglio raggiunge dimensioni importanti, la domanda corretta non è più “come faccio a farlo funzionare?”.
La domanda diventa:
“Questi dati devono davvero essere tutti dentro questo foglio?”
È un cambio di prospettiva fondamentale.
Excel è uno strumento straordinariamente potente, ma non deve necessariamente diventare contemporaneamente database, motore ETL, sistema di reportistica, archivio storico e piattaforma di calcolo.
Quando il volume cresce, l’architettura deve crescere insieme ai dati.
Tabelle Excel, Power Query, Pivot, Power Pivot e, nei modelli più complessi, strumenti dedicati alla gestione dei dati possono permettere di separare acquisizione, trasformazione, memorizzazione e presentazione.
È proprio questa separazione a impedire che ogni nuova riga trasformi il workbook in un’altra montagna di formule.
Conclusione
Un Excel lento raramente è semplicemente “un Excel grande”.
È spesso un Excel che sta facendo troppo lavoro.
Dietro una schermata apparentemente innocua possono esserci centinaia di migliaia di formule, milioni di celle formattate, riferimenti a intere colonne, regole condizionali duplicate, oggetti dimenticati, collegamenti esterni e funzioni volatili che obbligano il motore di calcolo a ripartire continuamente.
La soluzione più efficace non è necessariamente acquistare un PC più potente.
È ridurre il lavoro che Excel deve svolgere.
Pulire la used range, eliminare formattazioni inutili, ridurre le formule volatili, limitare gli intervalli, trasformare i dati in Tabelle e utilizzare Power Query per le trasformazioni rappresentano interventi concreti e generalmente molto più efficaci di una semplice escalation hardware.
Quando il workbook viene progettato come un vero modello dati, Excel torna a comportarsi come dovrebbe: rapido, prevedibile e soprattutto gestibile.
Fonti
- Microsoft Learn – Excel performance: Improving calculation performance
- Microsoft Support – Suggerimenti per migliorare le prestazioni di Excel
- Microsoft Support – Usare riferimenti strutturati con le Tabelle Excel
- Microsoft Support – Power Query e colonne strutturate
- Officine Informatiche Roma – File Excel troppo lento all’apertura
- Officine Informatiche Roma – Excel si blocca durante l’uso: diagnosi completa e soluzioni
- Officine Informatiche Roma – EXCEL: Soluzioni
- Officine Informatiche Roma – Microsoft Excel: Power Query completo nel browser
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